Cosa vuol dire compostabile e dove si butta

Vi è mai capitato di trovarvi con dei sacchetti della spesa in mano, guardare le diciture e loghi apposti, e chiedervi: “E adesso dove si butta?”. Compostabile, biodegradabile, rinnovabile sono termini che creano confusione e spesso vengono considerati come sinonimi. In realtà si riferiscono a specifiche e diverse caratteristiche dei prodotti compostabili. Facciamo chiarezza sul loro significato e vediamo insieme perché conoscerli è importante per una corretta raccolta differenziata e per la tutela dell’ambiente.

Cosa significa compostabilità?

La compostabilità è un termine che si riferisce ai prodotti che, dopo l’uso, possono essere conferiti con i rifiuti organici e recuperati negli impianti di compostaggio. Infatti, attraverso il processo di compostaggio, i rifiuti di cucina, di giardino e prodotti compostabili vengono trasformati in un nuovo materiale che prende il nome di compost.

I termini biodegradabile e compostabile vengono spesso utilizzati come sinonimi. In realtà rappresentano due caratteristiche distintive dei materiali.

Guarda il video per approfondire cosa significa il termine compostabile

Qual è la differenza tra biodegradabile e compostabile?

La biodegradabilità è la capacità di sostanze e materiali organici di essere decomposti in sostanze più piccole mediante l’attività di microorganismi e quindi essere assorbiti dalla natura. Se questo processo biologico è completo si ha una totale conversione delle sostanze organiche di partenza in molecole inorganiche semplici quali acqua e anidride carbonica.

Il fenomeno della biodegradazione fa parte del ciclo naturale della vita sulla terra, incentrato sul carbonio. Grazie all’attività di fotosintesi di piante ed alghe, e all’inesauribile energia del sole, l’anidride carbonica viene sottratta all’atmosfera per sintetizzare gli zuccheri e le altre sostanze impiegate dai vegetali per crescere e svilupparsi. Alla morte degli organismi vegetali e animali, i microrganismi, presenti ovunque nell’ambiente, si nutrono del materiale organico mediante processi di biodegradazione e rilasciano acqua e anidride carbonica nell’atmosfera, così chiudendo il ciclo.

Cosa vuol dire compostabile e dove si butta, Itscompostable
La biodegrazione fa parte del ciclo naturale della vita sulla terra

Imitando e valorizzando questi processi naturali, anche i rifiuti organici che produciamo e i prodotti compostabili possono essere smaltiti mediante la biodegradazione.

La biodegradabilità è la capacità di un materiale di essere convertito in anidride carbonica (CO2) grazie ai microrganismi ed in modo analogo a quanto accade ai rifiuti naturali

In natura quindi tutto tendenzialmente si biodegrada. Infatti ogni rifiuto organico ha i suoi tempi di biodegradazione, paglia e legno impiegheranno più tempo di amido e cellulosa. Similmente in ambienti freddi e secchi i processi di biodegradazione saranno più lenti che in ambienti caldi e umidi.

Affinché il processo di biodegradazione sia efficace è necessario però individuare l’ambiente ideale nel quale il fenomeno può essere massimizzato e occorre definire un tempo di durata del processo che sia compatibile con i ritmi di produzione dei rifiuti organici stessi. Ed è in questa fase che entra in ballo la compostabilità.

La compostabilità definisce quei prodotti che possiedono le quattro caratteristiche per essere smaltiti con i rifiuti organici e recuperati negli impianti di compostaggio

Questo significa che la biodegradazione è fortemente influenzata dai seguenti elementi:

  • la natura chimica della sostanza o materiale che si intende biodegradare;
  • l’ambiente di biodegradazione.

Per un materiale compostabile gli ambienti nei quali la biodegradazione avviene a ritmi consistenti e può essere gestita industrialmente sono quelli del compostaggio e della digestione anaerobica.

Le caratteristiche di un materiale compostabile

caratteristiche compostabile

Esiste una normativa europea che definisce le caratteristiche che un materiale compostabile deve avere per poter essere smaltito attraverso il recupero organico. Si tratta della norma UNI EN 13432 “Requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione”.

Biodegradabile al 90% entro 6 mesi e altre caratteristiche: la norma UNI EN 13432

La norma UNI EN 13432 rappresenta il più importante riferimento tecnico per i produttori di materiali, le autorità pubbliche, i compostatori, i certificatori e i consumatori. Il suo obiettivo è quello di dare delle chiare indicazioni su termini sempre più diffusi, ma non di facile interpretazione.

La biodegradabilità è la prima caratteristica che un materiale compostabile deve avere. Nello specifico il materiale deve decomporsi del 90% entro 6 mesi ed in modo analogo a quanto accade ai rifiuti naturali. Ma abbiamo visto che la sola biodegradabilità non è sufficiente. Altri prerequisiti dei prodotti compostabili sono:

  • una disintegrazione rapida e compatibile con i tempi del trattamento, cioè la frammentazione e perdita di visibilità nel compost finale entro 3 mesi (assenza di contaminazione visiva);
  • assenza metalli pesanti e di effetti negativi sulla qualità del compost, ovvero il materiale compostabile non deve rilasciare sostanze pericolose e non deve alterare la qualità del compost prodotto.

Biodegradabilità del 90%, disintegrabilità in meno di 3 mesi e assenza di effetti negativi sul compost. Queste le caratteristiche che deve avere un materiale compostabile.

Ciascuno di questi requisiti è necessario per la definizione della compostabilità ma non sufficiente. La compostabilità è provata dal contemporaneo soddisfacimento di tutti questi requisiti.

Ad esempio, un materiale biodegradabile non è necessariamente compostabile perché deve anche disintegrarsi durante un ciclo di compostaggio. D’altra parte, un materiale che si frantuma durante un ciclo di compostaggio in pezzi microscopici che non sono però poi totalmente biodegradabili non è compostabile.

Ora vi state chiedendo, io consumatore come faccio a capire che il prodotto che ho acquisto sia effettivamente compostabile e rispetti tali requisiti? Ci vengono in aiuto i marchi della compostabilità.

Le certificazioni che attestano la compostabilità dei prodotti

Per consentire il riconoscimento dei prodotti compostabili vi sono dei marchi che garantiscono che il prodotto sia conforme alla norma UNI EN 13432. Vediamo quali sono i loghi che potete trovare su un prodotto compostabile:

Compostabile CIC, rilasciato dal Consorzio Italiano dei compostatori

Ok Compost rilasciato da TÜV Austria

DIN-Geprüft rilascato da DIN CERTCO

I prodotti che hanno uno di questi marchi possono essere conferiti nei rifiuti da cucina.

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Il riciclo e il valore aggiunto dei prodotti compostabili

L’uso dei prodotti compostabili rende più efficace la raccolta differenziata dell’umido, perché agevola la diminuzione degli scarti, può incentivare la separazione del rifiuto umido, e quindi aumentare i quantitativi di rifiuto organico intercettato.

I materiali compostabili conformi alla norma UNI EN 13432 possono giocare un ruolo fondamentale nella valorizzazione e ottimizzazione del processo di compostaggio e nella produzione di compost di qualità. L’esempio più importante è quello dei sacchetti compostabili che, in quanto tale, permette di creare un rifiuto umido omogeneo, dove sia contenitore che contenuto godono delle stesse proprietà di biodegradazione.

Il compost è dunque il frutto della disintegrazione di materiale (in genere rifiuti) organico: il compost maturo assomiglia ad un terriccio fertile e per la sua ricchezza in sostanze organiche è impiegato come fertilizzante.

In discarica i materiali organici umidi sono poi fonte di grosse problematiche ambientali, quali la produzione di metano e la possibile contaminazione di falde acquifere con percolati contaminati.

Viceversa la produzione di compost e il suo impiego in agricoltura rappresentano la chiusura del ciclo ambientale e costituiscono un modo semplice per affrontare il problema dell’allontanamento della sostanza organica dai suoli agricoli, della diminuita fertilità dei suoli e a prevenirne l’erosione, in particolare nei paesi del Mediterraneo.

Vuoi scoprire di più sul compost e le sue caratteristiche, leggi l’articolo Compost: un fertilizzante naturale per il terreno. Eccone i benefici

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Conclusioni: andate “Oltre le apparenze”

Le tre regole per riconoscere un prodotto compostabile sono:

Comprendere la differenza tra i due termini biodegradabile e compostabile. La Biodegradabilità è la capacità di un materiale di essere convertito in elementi più piccoli grazie ai microrganismi. La compostabilità definisce quei prodotti che possono per essere smaltiti con i rifiuti organici e recuperati negli impianti di compostaggio.

Riconoscere i marchi della compostabilità. Esiste una normativa europea che definisce le caratteristiche che un materiale compostabile deve avere per poter essere smaltiti attraverso il recupero organico. Per consentire il riconoscimento dei prodotti compostabili vi sono dei marchi che garantiscono che il prodotto sia conforme alla normativa UNI EN 13432.

Riciclare correttamente i materiali compostabili. L’uso dei prodotti compostabile rende più efficace la raccolta differenziata dell’umido, perché agevola la diminuzione degli scarti, può incentivare la separazione del rifiuto umido, e si trasforma da rifiuto in una nuova risorsa: il compost.

Per riconoscere correttamente i prodotti compostabili, Conai e Biorepack, hanno avviato una nuova campagna dal titolo “Oltre le apparenze”. Il messaggio della campagna è “non fermarsi all’apparenza fa la differenza: metti la bioplastica compostabile nell’umido.” L’obiettivo è quella di incentivare i cittadini a migliorare la raccolta differenziata dell’organico, con il corretto conferimento dei prodotti biodegradabili e compostabili.

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